Karen Jeppe

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Karen Jeppe nacque il 1º luglio 1876 a Gylling, in Danimarca. Cresciuta in una famiglia della classe media con un solido background educativo, fu profondamente influenzata dalla sua educazione cristiana grundtvigiana, che metteva al centro l’umanità e la compassione. Nel 1903, profondamente colpita da una conferenza sulla sorte degli armeni sotto il dominio ottomano, si unì alla Missione Tedesca d’Oriente a Urfa (l’odierna Şanlıurfa, in Turchia) per insegnare ai bambini armeni orfani. Fluente in sei lingue, divenne rapidamente la responsabile dell’orfanotrofio, dimostrando eccezionali capacità organizzative e una grande dedizione alla sua missione. Durante la Prima guerra mondiale rimase a Urfa, offrendo rifugio e aiuto agli armeni in fuga dalle persecuzioni. Nel 1918 tornò in Danimarca per una breve pausa, ma riprese il suo lavoro umanitario nel 1921, questa volta ad Aleppo, in Siria, dove operò sotto la Società delle Nazioni per salvare donne e bambini armeni dalla schiavitù. Morì il 7 luglio 1935 ad Aleppo, in Siria, all’età di 59 anni.

Eredità

Karen Jeppe è celebrata come eroina nazionale in Armenia ed è affettuosamente conosciuta come la “Madre danese degli armeni”. Il suo incrollabile impegno verso il popolo armeno nelle sue ore più buie ha lasciato un segno indelebile nella storia. In riconoscimento dei suoi sforzi, le fu conferita postuma la Medaglia Reale al Merito in Oro nel 1927. La sua eredità vive attraverso la creazione di sei colonie agricole armene in Siria, che continuano a sostenere i discendenti di coloro che aiutò. Inoltre, il Karen Jeppe College di Aleppo è una testimonianza della sua dedizione all’istruzione e alla comunità armena.

Impatto sul settore

Il lavoro di Karen Jeppe andò oltre i tradizionali sforzi missionari: fu una pioniera dell’azione umanitaria e una sostenitrice dei diritti delle donne. Nel suo ruolo di commissaria della Società delle Nazioni, favorì la liberazione di circa 2.000 donne e bambini armeni da matrimoni forzati e schiavitù. Le sue iniziative ad Aleppo comprendevano la creazione di orfanotrofi, scuole e centri di formazione professionale, dando a donne e bambini gli strumenti per ricostruire la propria vita. I suoi sforzi nel creare comunità sostenibili attraverso le colonie agricole offrirono alla popolazione armena sfollata una base su cui prosperare nell’era successiva al genocidio.

Curiosità

1. Parlava fluentemente sei lingue. Karen Jeppe imparò rapidamente l’armeno, il turco e l’arabo al suo arrivo a Urfa, oltre al danese, al tedesco e al francese. Le sue capacità linguistiche la aiutarono a costruire una profonda fiducia con le comunità locali e a muoversi in complessi scenari politici.
2. Nascose rifugiati nella propria casa. Durante il genocidio armeno, Jeppe rischiò la vita dando rifugio a oltre venti rifugiati armeni — tra cui il figlio adottivo Misak e sua moglie — nella sua casa alla periferia di Urfa, pur sapendo che la scoperta avrebbe potuto significare l’esecuzione per tutti.
3. Contribuì a fondare sei colonie agricole. All’indomani del genocidio, Jeppe ebbe un ruolo cruciale nella creazione di sei insediamenti agricoli per vedove e bambini armeni vicino ad Aleppo. Queste colonie divennero rifugi autosufficienti per le famiglie sfollate.
4. Era conosciuta come “la madre degli armeni”. Tra gli armeni in Siria e oltre, Karen Jeppe divenne una figura molto amata, ricordata come eroina nazionale. La sua compassione e la sua determinazione le valsero un soprannome venerato che vive ancora oggi.
5. Le fu intitolato un college. Nel 1946 la comunità armena di Aleppo fondò il Karen Jeppe Armenian College, un istituto educativo che porta ancora il suo nome e continua la sua missione di sostegno attraverso l’istruzione.
Esempi del suo lavoro

Gli sforzi umanitari di Karen Jeppe furono molteplici e di grande impatto. A Urfa non solo insegnava ai bambini armeni orfani, ma organizzava anche laboratori e formazione agricola, promuovendo l’autosufficienza della comunità. Durante il genocidio armeno offrì rifugio ai profughi, nascondendoli anche in casa propria per proteggerli dalla deportazione. Ad Aleppo creò orfanotrofi e scuole e, grazie al suo ruolo nella Società delle Nazioni, favorì il salvataggio di 2.000 donne e bambini dalla schiavitù. La sua collaborazione con i capi beduini locali permise la creazione di colonie agricole armene, offrendo alle famiglie sfollate terra e un mezzo per ricostruire la propria vita.

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