Jelisaveta Načić
I Jelisaveta Načić fu la prima architetta della Serbia e la prima donna a ricoprire la carica di Architetto della Città di Belgrado. La sua opera e la sua vita testimoniano lo straordinario coraggio, la determinazione e il talento di una donna che spinse oltre i confini di una società patriarcale a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Informazioni biografiche generali
Nacque nel 1878 a Belgrado, tredicesima figlia di una distinta e benestante famiglia di mercanti. In un’epoca in cui solo il sette per cento delle donne in Serbia sapeva leggere e scrivere, Jelisaveta riuscì a completare gli studi e divenne una pioniera in una professione dominata esclusivamente dagli uomini. Sebbene la famiglia non sostenesse le sue ambizioni, Jelisaveta era determinata. Spese l’intera dote per finanziare i propri studi.
Carriera
Dopo il diploma alla scuola secondaria, si iscrisse alla Facoltà Tecnica della Grande Scuola di Belgrado, diventando l’unica donna della prima generazione di studenti del Dipartimento di Architettura. Si laureò tra i migliori del suo corso, nonostante i numerosi pregiudizi e ostacoli sociali. A soli 22 anni fu assunta come disegnatrice tecnica al Ministero delle Costruzioni. Dopo aver superato l’esame di Stato nel 1902, iniziò a lavorare come Architetto della Città presso il Dipartimento di Ingegneria e Architettura del Comune di Belgrado. All’inizio della carriera ottenne un successo notevole, conquistando il terzo posto nel concorso per la progettazione della chiesa di Topola.
Progetti principali Piccolo Kalemegdan Il suo primo incarico significativo riguardò la sistemazione del Piccolo Kalemegdan, su progetto del rinomato architetto Dimitrije T. Leko. Progettò una scalinata decorativa in stile barocco realizzata in pietra verde, che ancora oggi adorna il Kalemegdan vicino all’Ambasciata di Francia.
Scuola Elementare Re Pietro I A soli 27 anni progettò uno degli edifici scolastici più moderni del suo tempo, la Scuola Elementare Re Pietro I di Belgrado. La scuola era dotata di illuminazione elettrica, riscaldamento, servizi igienici, un’aula magna e una palestra, caratteristiche tipiche delle istituzioni educative più avanzate dell’epoca. Oggi la scuola è tutelata come patrimonio UNESCO.
Ospedale per i malati di tubercolosi Progettò il primo ospedale specializzato per i malati di tubercolosi nel Vračar occidentale, dotato di ampie terrazze solari, una soluzione molto progressista per l’epoca. Purtroppo l’edificio fu distrutto durante la Prima guerra mondiale. Strutture industriali: progettò anche la prima fornace circolare per la produzione di mattoni a Prokop, oltre ad altre strutture industriali, dimostrando la vastità delle sue competenze architettoniche.
Architettura sacra Dopo il successo nel concorso per la chiesa di Topola, progettò le fondamenta della Chiesa di Sant’Alessandro Nevskij all’angolo tra le vie Cara Dušana e Francuska a Belgrado. A causa della guerra e dei mutamenti politici, la costruzione della chiesa proseguì su progetti modificati di altri architetti, ma il contributo di Jelisaveta resta storicamente significativo. L’unico edificio religioso pienamente realizzato secondo il suo progetto fu la piccola chiesa commemorativa di Štimlje, in Kosovo, costruita nel 1920 e restaurata dopo i danni subiti nel 2004.
II Architettura residenziale e sociale Nel 1911 il Comune di Belgrado costruì, sulla base dei suoi progetti, il primo complesso di alloggi popolari pianificati in quella che allora era via Đura Đaković. L’edificio, dalla facciata semplice e dall’impianto funzionale, esiste ancora oggi a testimonianza della sua capacità di coniugare praticità e semplicità estetica.
Circostanze politiche e persecuzione
Durante la Prima guerra mondiale, Jelisaveta eresse a Terazije un arco di trionfo in onore dei soldati serbi, con l’iscrizione: “Non tutti i serbi sono stati liberati”. Questo gesto patriottico fece infuriare le autorità austro-ungariche, e nel 1916 fu deportata nel campo di internamento di Nezsider (nell’odierna Ungheria). Lì conobbe il suo futuro marito, l’intellettuale e rivoluzionario Luka Lukai.
Vita privata
Dopo la guerra vissero per un breve periodo a Belgrado con la figlia Lucia, poi si trasferirono a Scutari e a Dubrovnik. Jelisaveta si ritirò dall’attività architettonica e si dedicò interamente alla famiglia, sostenendo l’attività politica del marito. Pur non tornando mai alla sua professione, conservò per tutta la vita un profondo amore per Belgrado ed esprimeva spesso la nostalgia per la sua città natale.
Eredità
Quasi tutte le sue opere architettoniche furono realizzate a Belgrado. Oggi, nel comune di Stari Grad, una via porta il suo nome. I suoi progetti — scuole, ospedali, edifici residenziali e strutture religiose — restano una testimonianza duratura del suo talento eccezionale e del suo spirito pionieristico.
Curiosità
- Senza alcun sostegno economico della famiglia per gli studi, Jelisaveta usò coraggiosamente l’intera dote per studiare architettura, una scelta audace e anticonvenzionale che infranse aspettative sociali profondamente radicate.
- In un’età in cui la maggior parte delle giovani donne del suo tempo era ancora confinata all’ambito domestico, Jelisaveta non solo si iscrisse ma si laureò alla Facoltà di Ingegneria di Belgrado, diventandone la prima laureata e aprendo la strada alle future generazioni di donne nelle discipline tecniche.
- Uno dei suoi primi e più amati progetti è l’incantevole Scaletta del Parco Kalemegdan (Mali Stepenište), completata nel 1903. È uno di quei tesori urbani davanti ai quali potresti passare ogni giorno, senza sapere che fu progettato da un’architetta pioniera.
- La sua vita professionale come architetta durò solo circa 16 anni, interrotta dalla Prima guerra mondiale e dal suo internamento in un campo. Eppure, in quel breve lasso di tempo, lasciò un’eredità architettonica impressionante.
